Ad ogni modo, all’allora presidente Domenico Luzzara non va negato il coraggio di aver creduto nei giovani, forse anche troppo. Mauro Bonomi (una buona carriera tra Lazio e Napoli), Beppe Favalli (nazionale col Trap e ancora oggi al Milan) e Dario Marcolin (esperto “8” della Lazio) furono soltanto alcuni dei ventenni lanciati in prima squadra quell’anno. A loro si aggiungono il succitato Lombardini (poi “evaporato in una nuvola rossa…” come direbbe Faber) e il bravo Riccardino Maspero, che molti ricorderanno in una successiva “Cremonese champagne” targata Fascetti e Tentoni. A controbilanciare, e troppo, questo gruppetto di buone promesse c’era un’orda di vecchietti che pensò male di svernare gli ultimi anni di carriera in quella “leggiadra” Cremona, affossandola nel fondo della classifica. Gente come Corrado Verdelli (ex Inter), il baffuto Piccioni, l’imbalsamato Gigi Garzilli e il falloso Agostino Iacobelli. Il gap fu, per l’appunto, insostenibile.

E a nulla servì il solito apporto del bomber Gustavo Abel Dezotti, 9 reti quell’anno, nazionale argentino con Maradona e Caniggia. Né le 4 misere reti dello sloveno Florijancic (finì alla Fidelis Andria qualche stagione dopo), o le buone progressioni di Giandebiaggi. Peggio di quella Cremonese fece solo l’Ascoli, con 14 punti. E la B, inesorabile e matematica, arrivò molto prima della fine della stagione.
di Alessandro Galano
Nella foto: l'emblematico Enrico Piccioni. Si può notare, bellamente, il discutibile sponsor di cui nell'articolo.